Per nos hodie consecrata

Segni del Rinascimento nella chiesa dell’Assunta a Morbegno

Ho scelto di raccontare una storia: i primi 150 anni della chiesa oggi dell’Assunta e allora «di santa Maria e del santo e glorioso martire Lorenzo»; di accompagnarla negli anni che coincidono con il periodo noto come Rinascimento, sino a diventare «pulcherrima» nella relazione della visita pastorale di Feliciano Ninguarda, nel 1589.

C’era, intorno al 1418, «una chiesa da poco iniziata nel territorio di Morbegno che vien detto alla Croseta»: la pergamena numero 4 dell’archivio della confraternita dei disciplini di Morbegno è quasi un atto di battesimo. Di questa prima chiesa sappiamo poco: forse le appartengono le tracce di fondamenta venute alla luce nel corso dei più recenti restauri, sul lato Ovest dell’attuale fabbrica. Forse le appartiene l’oculo tamponato sempre sul lato Ovest, in parte ferito dalla finestra che compare sopra l’edicola delle sante, a destra nella seconda campata.

La Madonna con Bambino, oggi al centro dell’ancona, appartiene sicuramente alla primitiva chiesa. L’affresco, spogliato della gran macchina lignea di Giovanni Angelo del Maino, appare nella sua totalità: è incorniciato da un elegante festone di fiori bianchi e rami verdi su fondo rosso da cui si dipartono le linee della costruzione prospettica.

Maria in trono

Morbegno, chiesa della Beata Vergine Assunta, affresco di Maria in trono, sec. XIV.


Un velo leggero si ritrae per offrire ai fedeli la vista della Vergine, che campeggia dal trono gotico trattenendo con la mano il piccolo Gesù. Tiene con la mano destra un libro ch’Ella sembra aver appena chiuso, sottintendendo l’aprirsi della nuova vita con l’arrivo del Bambino. Ma è pensosa, con lo sguardo abbassato rivolto in direzione del Figlio, umanissima nella consapevolezza del drammatico futuro. È elegantissima, vista dal pittore come una principessa dai biondi capelli raccolti a treccia e discriminati sulla fronte, sotto un velo piegato alla moda d’oltralpe.

Il volto di porcellana, la campitura del colore entro contorni precisi e segnati, fanno pensare ai miniaturisti della corte milanese, alle volute nei disegni di donne di Giovannino de’ Grassi, di Stefano da Verona, di Michelino da Besozzo, che tanto interagirono con il ben più conosciuto Gentile da Fabriano, presente in Lombardia sin dall´┐Żultimo scorcio del Trecento. È inoltre noto il durare del gusto tardo gotico alla corte visconteo–sforzesca. Ugualmente elegante, il Bimbo Gesù indossa un abitino ricamato verde–oro, foderato color "terra di Siena" e gioca con il proprio piedino in un’umanissima istantanea di vita infantile.

L’affresco contenuto nell’ancona è la più antica traccia di Rinascimento nel patrimonio artistico di questa chiesa. Nella banda chiara del contorno è ancora parzialmente leggibile una data in numeri romani «MCCCCXXXX», 1440 (che ad una osservazione più attenta comunque sembrerebbe incompleta)

La Vergine dispensava miracoli e per questo molti fedeli giungevano ai piedi dell’affresco per ringraziare o per invocare grazie.
È da ritenere, perciò, che l’anonimo architetto, forse più d’uno, abbia tenuto conto proprio del culto legato a questa immagine quando, alla fine del Quattrocento, non c’è una data precisa, la confraternita dei disciplini decise l’ampliamento o forse la ristrutturazione della primitiva chiesa.

Conservato l’originario affresco e, girato di 90° l’orientamento canonico collocando l’abside a Sud, la fabbrica cominciò ad assumere forme architettoniche di poco differenti dalle attuali.

Le ristrutturazioni successive hanno infatti alzato il campanile, modificato la copertura e ridipinto il tiburio.
Nel corso dei recenti restauri conservativi, i rilievi dell’architetto Alessandro Caligari lo hanno portato all’ipotesi di una originaria copertura a cupola. Se così fosse, il coronamento della chiesa dell’Assunta si inserirebbe tranquillamente nel circuito rinascimentale anche lombardo, come pure si può vedere nei disegni del Filarete per il duomo di Bergamo o per l’ospedale Maggiore di Milano, oppure nella copertura a cupola a spicchi poggiante su tamburo ottagonale della cappella Colleoni di Giovanni Antonio Amadeo a Bergamo. Vorrei ricordare che proprio il nome dell’Amadeo è stato accostato alla riedificazione della chiesa dell’Assunta (altre volte attribuita a Tommaso Rodari). Il profilo plastico del coronamento dell’edificio, riferito solitamente a forme bramantesche, mi sembra anche ben richiamare le forme brunelleschiane, tradotte da Michelozzo nella Cappella Portinari di Sant’Eustorgio, più pulite e lineari rispetto al complesso di Santa Maria delle Grazie, a Milano.

Tra il 1706 e il 1708, Giovanni Battista e Martino Adamo procedettero alla ridipintura delle pareti dell’ottagono. Scomparvero allora gli affreschi cinquecenteschi. I recenti restauri hanno rimosso le decorazioni del ‘700 dilavate e malridotte ed oggi vediamo gli intonaci rinascimentali reintegrati in sottotono nella parte bassa del tiburio; invece la parte più alta, che è una sopraelevazione settecentesca, ne mantiene la decorazione. Inoltre, nella serie di tre archetti ciechi del tiburio, nell’archetto centrale sono rimaste le decorazioni settecentesche e negli archi laterali sono emersi gli intonaci del ‘500. Sono rinascimentali le mensoline in cotto dei sottogronda ed i profili dei portalini laterali: è un unicum l’uso del cotto nella fabbrica dell’Assunta! Strada percorsa invece abbondantemente dall’architettura lombarda, sia a Milano che in case signorili di Como.

All’interno della chiesa, Giovanni Andrea de Magistris è all’opera nella cappella delle Reliquie. Tra fine ‘400 ed i primi del ‘500 firma «IO(HANNE)S A(N)DREAS PINXIT» nello schienale della panca su cui siedono sant’Agata, la Vergine con il Bambino e sant’Anna "metterza", ossia "messa a fare da terza". Nel 1424 Masolino da Panicale e Masaccio avevano iniziato la loro collaborazione con una nota tavola oggi agli Uffizi e contenente proprio la denominazione di Sant’Anna "metterza". L’attribuzione dell’affresco a Giovanni Andrea de Magistris può essere sostenuta per analogia e somiglianza agli affreschi della chiesa parrocchiale di Fino Mornasco sicuramente autografi.

Sant’Agata, la Vergine con il Bambino e sant’Anna "metterza"

Morbegno, chiesa della Beata Vergine Assunta, cappella laterale sinistra, Giovanni Andrea De Magistris (attr.), Sant’Agata, la Vergine con il Bambino e sant’Anna "metterza", sec. XV ex. – sec. XVI in.

Affinità con la sant’Anna di Morbegno sono nel particolare della Morte della Vergine e dell’Assunzione e sono sorprendentemente vicini all’affresco di Morbegno i tratti fisionomici delle sante e della Vergine, il taglio degli occhi e, tecnicamente, le velature. L’affresco morbegnese risulta orientato più verso il linguaggio rinascimentale, essenziale e meno descrittivo, rispetto alla Madonna in trono tra santa Maria Maddalena e santo Stefano di Fino Mornasco.

Durante la ricostruzione della chiesa, sul lato Est si edificò la sala del capitolo, perpendicolare alla navata. Una data consente di avere un punto di riferimento cronologico: «hoc op(us) factum fuit 1503». È la frase che compare sotto l’effigie di san Domenico, restituita dai recenti restauri sulla parete breve Ovest del capitolo. Forse è una coincidenza, ma proprio in direzione Ovest si stava completando la costruzione della nuova chiesa domenicana di Sant’Antonio, che nel 1504 sarebbe stata consacrata dal vescovo di origini morbegnesi Matteo Olmo.

Nel 1506, la chiesa di Santa Maria e di San Lorenzo viene consacrata, anche se ancora mancavano l’ancona lignea e la facciata.

A questo punto intervengono tre artisti dalla forte personalità e di gran fama: l’intagliatore Giovanni Angelo del Maino che, tra il 1516 e il 1519, realizza l’ancona; Tommaso Rodari che, nel 1517, mette alla fabbrica il sigillo della facciata; e Gaudenzio Ferrari che, dal 1520 al 1526, dipinge l’ancona e poi le quattro ante.

L’impronta più forte del linguaggio rinascimentale di influenza toscana, quando il moderno era l’antico, viene da Tommaso Rodari: sul dominante sistema di architravi e timpani triangolari, unica concessione è il vibrante oculo raggiato.

rosone

Morbegno, chiesa della Beata Vergine Assunta, rosone, sec. XVI primo quarto.

L’arte parla ai fedeli del percorso della Redenzione: da Adamo–padre ed Eva–madre all’Annunciazione, al Cielo tramite Maria. Proprio nel 1517, le frasi negli architravi sembrano presagire le dirompenti tesi di Lutero, ergendosi come un baluardo contro le eresie: «AVE MARIA GRATIA PLENA. AVE REGINA COELORUM. AVE DOMINA ANGELORUM». E come pilastri, le candelabre alternano simbologie mariane ed allegorie terrene legate in grottesche, secondo il gusto della rinata classicità.

I confratelli che nel Cinquecento si impegnarono per la ristrutturazione della chiesa, con spirito di devoti ma anche consapevoli del proprio prestigio sociale, lasciano un’alta eredità di contenuti spirituali, ma anche un’importante testimonianza di valori artistici che sostenevano, allora, la fede ed ora confermano il ruolo comprimario della Valtellina nell’itinerario dell’arte lombarda, e non solo.

Evangelina Laini



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Note bibliografiche