La Lombardia composita. Pluralismo politico–istituzionale e gruppi sociali nei secoli X–XVI (a proposito di una pubblicazione recente)

pubblicato in «Archivio Storico Lombardo», CXXIV–CXXV (1998–1999), pp. 601–647

INDICE

  1. Lo stato che appare e scompare
  2. Domini e homines nella signoria territoriale
  3. Comuni urbani e comuni rurali
  4. L’egemonia milanese in Lombardia: l’altra faccia della medaglia (secoli XII–XIII)
  5. Accentramento, pluralismo, discontinuità: sviluppi politici tardo–medievali
  6. Istituzioni e gruppi sociali

PRESENTAZIONE – English version

Una ricca tradizione di studi ha codificato un preciso tracciato della storia medievale della Lombardia: i comuni urbani si svilupparono precocemente e altrettanto precocemente intrapresero una politica espansionistica nelle campagne circostanti. I disegni egemonici delle città entrarono pertanto in concorrenza già all’inizio del XII secolo, innescando un’interminabile stagione di conflitti, complicati ulteriormente dagli interventi imperiali. Grazie alla larga penetrazione delle proprietà dei suoi cittadini, al ruolo guida assunto nei coordinamenti anti–imperiali, agli interventi giurisdizionali e di mediazione dei conflitti su larga scala, nel fluido sistema politico regionale andò progressivamente ad imporsi la supremazia di Milano. La dominazione visconteo–sforzesca raccolse infine l’eredità dell’egemonia milanese sulla Lombardia, trasformandola in un dominio compatto, capace di unificare la regione da un punto di vista territoriale, economico e politico.

Un’importante sintesi (Comuni e signorie nell’Italia settentrionale: la Lombardia, Torino, Utet, 1998), opera di Giancarlo Andenna, Renato Bordone, Francesco Somaini e Massino Vallerani, con la collaborazione di Angelo Cellerino, Alessandro Ceresatto e Marco Fossati, ha raccolto i risultati delle ricerche recenti, talvolta riproponendo le interpretazioni più classiche, altre volte assumendo nuovi punti di vista. Tale pubblicazione può allora rappresentare l’occasione per un ripensamento di quello svolgimento della storia lombarda quale veniva tradizionalmente inteso. Ad emergere, infatti, dalla vicende medievali della Lombardia sul lungo periodo, è la peculiarità di un accentuato pluralismo: se fu molto precoce lo sviluppo dei comuni cittadini, l’organizzazione comunale di alcuni importanti centri non urbani fu quasi contemporanea. Pure la successiva fase di conflitti, mediazioni, raccordi sovra–cittadini non vide come protagoniste solo le città e non ebbe come esito solo la crescente affermazione di Milano: al di sotto dell’imperialismo ambrosiano crebbe anche l’iniziativa di borghi, signori e piccole comunità rurali, che usarono tatticamente la risorsa della protezione milanese. Richiamandosi strumentalmente a Milano, infatti, diedero al potente comune l’opportunità di moltiplicare i suoi interventi giurisdizionali e militari nella regione, ma seppero pure approfittare dell’alleato per ripararsi dalla minaccia più immediata costituita dall’espansionismo economico, giurisdizionale e politico delle città al cui episcopato appartenevano. Infine, tra XIV e XV secolo, lo stato territoriale riconobbe come interlocutori politici, accanto alle città, ancora i centri del contado, i signori rurali e, soggetti il cui ruolo è stato meno approfondito dalla ricerca, le fazioni, i patriziati cittadini e borghigiani. Al di là di ogni consapevole progetto statuale, poi, due prolungati periodi di irrequietezza politica (quella che pose fine all’autonomia dei comuni cittadini e quella seguita alla morte di Gian Galeazzo Visconti, nel 1402), offrirono ai poteri locali, nelle città e nei territori, ulteriori e straordinarie opportunità di rafforzamento.

Elementi di continuità (una tradizione di policentrismo politico) e di discontinuità (le due brusche interruzioni del programma urbano di controllo del territorio e del piano visconteo di unificazione politica del dominio e di concentrazione verticistica del potere già ricordate, accanto ad altre meno laceranti parentesi di instabilità), concorsero a dare alla Lombardia la fisionomia che le ricerche più aggiornate vanno delineando. La fisionomia, appunto, di una regione non egemonizzata da una città e da una dinastia, ed anzi debolmente gravitante su Milano (come dimostra anche la distribuzione della popolazione tra le città), caratterizzata da un dinamismo economico diffuso (in cui emerge il ruolo protagonista dei borghi dei contadi nello sviluppo manifatturiero) e da un’intraprendenza politica disseminata.

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